Magliano, terra dei Sabini

La tradizione associa gli antichi popoli che abitarono queste terre con il "Ratto delle Sabine", che suggellò l'amicizia tra Roma e i Sabini.

Data:
17 Dicembre 2019
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In realtà questa zona, la Sabina tiberina settentrionale, ` più a nord dei luoghi come Cures (Museo di Fara Sabina, a un'ora) dove ` collocabile il leggendario episodio. La civiltà che si sviluppò a Magliano sulle rive del Tevere (visitare il Museo civico, in via Sabina 19) fu a contatto con gli umbro sabini e l'antico popolo dei Falisci ed ebbe con Roma uno stretto rapporto grazie ai vari attracchi fluviali, nei secoli successivi divenuti il "porto dell'Olio" e il porto di Magliano. 

Crocevia di popoli e transumanze, l'antica Magliano fu nel municipio romano di Ocriculum(visitabile a 15 minuti, oggi Umbria) delle cui vestigia conserva memoria, tra l'altro, nelle colonne di risulta della chiesa romanica di San Pietro (XII secolo). Fu libero comune, poi dal 1311 Vassallo del Campidoglio e i maglianesi "cittadini romani" (circostanza alla base della rievocazione storica in costume, con corsa all'anello, della Giostra del Gonfalone). Magliano nel 1495 - per volontà di Papa Borgia - divenne sede della Diocesi di Sabina, della quale rimane la Cattedrale dei Sabini (che sottrasse tale titolo alla romanica Santa Maria di Vescovio di Forum Novum, visitabile a 35 minuti). 

Proclamata città nel 1495, sempre da Alessandro VI, Magliano ha legato le proprie sorti alle acque del Tevere e alla bizzarra vicenda del ponte fatto costruire "a secco" da Papa Sisto V tra la sponda sabina e quella falisca (vedi video). Fiume sul quale sono stati trasportati, nei secoli, prodotti agricoli e materie prime: dal "marmo Cottanello" (località a 45 minuti) materiale costitutivo delle quaranta colonne interne alla Basilica di San Pietro al vino e all'olio della Sabina, vanto ancora della Magliano Sabina di oggi.

 

Ultimo aggiornamento

Martedi 17 Dicembre 2019